Prima manovra Governo Draghi

uno sguardo d’insieme

La prima manovra del governo Draghi è finalmente approdata al Senato e inizia così il suo iter parlamentare con l’avvio della sessione di bilancio. Il DDL deve essere convertito in legge entro il 31 dicembre, il che vuol dire che la Camera non avrà di fatto tempo per intervenire sul testo approvato il 28 ottobre scorso in Consiglio dei ministri

Le scelte principali riguardano pensioni, bonus fiscali, riduzione delle tasse, reddito di cittadinanza. Ci sarà un’unica quota per andare in pensione (“Quota 102”) e per un solo anno (2002), la stretta sul Reddito di cittadinanza e lo stop definitivo al cashback, un fondo per anticipare il taglio delle tasse da 8 miliardi di euro (Irpef e Irap) e la proroga del Superbonus al 110% ma con dei paletti (tetto Isee di chi commissiona i lavori e di spesa sulla ristrutturazione).

Sono molti i punti di frizione all’interno di una maggioranza così vasta e variegata. Il Movimento Cinque Stelle preannuncia battaglia sul reddito di cittadinanza dopo la stretta sui controlli e chiede correttivi anche sul superbonus. La Lega, da parte sua, chiede correzioni sul fisco, sulle quali intende dirottare le risorse del reddito di cittadinanza rilanciando la flat tax, l’imposta sostitutiva al 20% applicata sul reddito imponibile per ricavi e compensi tra 65.000 e 100.000 euro, introdotta con la manovra 2019 e poi abrogata dall’esecutivo Conte 2. I leghisti puntano anche all’abolizione delle micro-imposte. Il governo punta ad anticipare la riforma fiscale complessiva affidata alla legge delega ma la dote di 8 miliardi per tagliare le tasse non consente grandi spazi. Al momento si ipotizzano un intervento sull’Irap e uno sull’Irpef, attraverso la riduzione del cuneo fiscale e una rimodulazione delle detrazioni o attraverso un ritocco delle aliquote. Anche il capitolo pensioni non è chiuso: il nuovo pacchetto previdenza, che sancisce la fine di “quota 100”, prevede l’arrivo di quota 102 per un solo anno, cioè la possibilità di andare in pensione anticipata con 64 anni di età e 38 di contributi, e la proroga dell’Ape sociale allargata e di “opzione donna” con gli stessi requisiti. Anche il superbonus potrebbe essere oggetto di modifiche, visto che in molti chiedono di eliminare il tetto Isee di 25.000 euro per i proprietari delle villette e di rivedere la stretta introdotta con il decreto anti-frodi.

In conferenza stampa il premier Mario Draghi ha sottolineato che la manovra: “è una legge espansiva, che accompagna la ripresa ed è in piena coerenza con gli altri documenti che guidano l›azione economica di questo governo. Si agisce sia sulla domanda ma anche molto sull’offerta: tagliamo le tasse, stimoliamo gli investimenti. Al problema del debito pubblico, a quello delle prestazioni sociali inadeguate e alle altre giuste modifiche del nostro sistema sociale che non abbiamo potuto fare negli anni passati – ha detto Draghi – si esce attraverso la crescita: il Paese crescerà bene oltre il 6% e questa è una bussola e la strategia di questo governo”. Draghi ha poi voluto precisare che: “sulle tasse mettiamo 12 miliardi per ridurre la pressione fiscale e non 8 come si dice in giro e destiniamo 40 miliardi in un triennio alla riduzione delle imposte, di cui 24 al cuneo e la parte restante agli incentivi fiscali, alle famiglie e imprese per il patrimonio immobiliare e la digitalizzazione”.

Sul capitolo pensioni il presidente del Consiglio ha ribadito che l’obiettivo: “è il ritorno in pieno al sistema contributivo, con una transizione a Quota 102 (38 anni di contributi e 64 anni di età). Il governo – ha aggiunto – è disponibile al confronto con le parti sociali e con il Parlamento perché l’obiettivo è il pieno ritorno al contributivo che è la ‘scatola’ dentro cui tante cose si possono aggiustare, come ad esempio recuperare al lavoro chi ne è uscito e si trova in nero”.

In attesa della trasmissione del testo al Parlamento, il provvedimento è intanto “lievitato” da 185 a 219 articoli, con misure ex novo come i finanziamenti per la manutenzione di strade e scuole, e riscritture come quella relativa al Reddito di cittadinanza, con l’addio ai navigator e nuovi paletti stringenti per spingere i beneficiari alla ricerca del lavoro.

Le principali novità

Stretta su RdC, si cerca il lavoro o si perde

Dopo due settimane di trattative prende forma anche la revisione del Reddito di cittadinanza, che comunque incassa un miliardo in più strutturale. Per evitare che il sussidio diventi un disincentivo alla ricerca del lavoro vengono rivisti i criteri dell’offerta congrua, che si riducono a 80 km di distanza da casa per la prima offerta ma diventano “tutta Italia” alla seconda, anche perché la chance di una terza offerta non c’è più. Dopo due posti di lavoro rifiutati, finora erano tre, si decade dal beneficio. Ma già al primo ‘no’ si perderanno 5 euro al mese, con un décalage che si fermerà alla soglia dei 300 euro di sussidio. L’ulteriore novità rispetto alla prima scrittura delle norme è forse quella più stringente: per verificare che i beneficiari “occupabili” (circa un terzo della platea) cerchino attivamente lavoro si verificheranno le presenze ai centri per l’impiego. Per chi non si presenta almeno una volta al mese – salvo “comprovato giustificato motivo” – scatta la decadenza immediata. E lo stesso vale per chi non può sottoscrivere il Patto per il lavoro ma è vincolato da quello per l’inclusione sociale: ci si deve presentare ai centri anti-povertà per vedere i progressi fatti e verificare il rispetto del “progetto personalizzato” di inclusione, pena lo stop al Reddito. Per aiutare i beneficiari a cercare lavoro non ci saranno più i 2.500 navigator che non vengono prorogati con la manovra – i sindacati protestano e saranno in piazza il 18 novembre – ma i dipendenti dei centri per l’impiego, che intanto le Regioni stanno assumendo cercando di recuperare i ritardi, e anche le agenzie per il lavoro private.

Taglio tasse e ammortizzatori, cambia il Superbonus

Dal taglio delle tasse agli investimenti, si conferma l’impianto della manovra espansiva targata v, che stanzia i primi 8 miliardi per ridurre Irpef e Irap e 4 miliardi in più per sanità e vaccini Covid e 90 milioni per arginare la fuga di medici e infermieri dai Pronto Soccorso. Confermato anche il pacchetto pensioni – con Quota 102 per il 2022 e una proroga di Opzione donna senza modifiche dei requisiti oltre all’ampliamento dell’Ape social. Rivisto e corretto rimane fino al 2023 il Superbonus al 110%, con un tetto Isee a 25mila euro per i proprietari di villette e case singole – già sotto attacco soprattutto da parte di M5S e Lega. Prorogata anche la cessione del credito accompagnata da un decreto ad hoc per i controlli preventivi anti-frodi.

Per i giovani scuola e affitti, freno alle classi pollaio

Si arricchisce nelle nuove bozze il capitolo giovani e donne, con lo stop alle classi pollaio perlomeno nelle aree più svantaggiate, i fondi per la manutenzione straordinaria delle scuole che raddoppiano da circa 2 a più di 4 miliardi, i livelli essenziali delle prestazioni per gli asili nido, la proroga delle agevolazioni per l’acquisto della prima casa e il nuovo sconto per chi va a vivere in affitto (con il tetto massimo che scende però a 2mila euro l’anno).

Spinta alla mobilità green, dall’alta velocità alla metro

Nel capitolo investimenti spiccano le risorse per raggiungere gli obiettivi di taglio delle emissioni e di controllo dei cambiamenti climatici (con una serie di fondi ad hoc anche per il rinnovo di parco autobus, piste ciclabili e carburanti meno inquinanti per aerei e navi) ma anche i finanziamenti per l’alta velocità sulla linea adriatica (5 miliardi) e gli oltre 3 miliardi destinati a 5 grandi città (oltre a Roma anche Milano, Torino, Genova e Napoli) per aumentare le linee della metro.

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